scopri la guida completa per scegliere piastrelle e gres porcellanato perfetti per ogni ambiente, con consigli pratici su stili, materiali e posa.

Piastrelle e Gres Porcellanato: la guida completa per scegliere senza sbagliare

  • Gres porcellanato: materiale ceramico compatto, ideale per pavimenti e rivestimenti grazie a bassa porosità, stabilità e ampia resa estetica.
  • Scelta piastrelle: si decide in base a destinazione d’uso, grado antiscivolo, classe di usura, formato, finitura e colore.
  • Design ed effetti: legno per calore, marmo per eleganza, pietra per naturalezza, cemento/resina per mood contemporaneo.
  • Resistenza e sicurezza: PEI, classi R e spessori (anche 20 mm per outdoor e posa a secco) orientano la scelta tecnica.
  • Installazione: la resa finale dipende da sottofondo, adesivi/stucchi, formato e schema di posa; i grandi formati richiedono competenza.
  • Manutenzione: detergenti neutri, corretta pulizia di fine cantiere e attenzione alle fughe garantiscono durata e bellezza.

Nel panorama dei materiali per l’abitare, le piastrelle in gres porcellanato hanno conquistato un ruolo centrale perché sanno unire rigore tecnico e libertà creativa. Non si tratta soltanto di “scegliere un colore”: oggi si decide il modo in cui la luce scorre su una superficie, la sensazione al tatto quando si entra scalzi in bagno, la sicurezza di un bordo piscina, oppure la praticità di una cucina vissuta ogni giorno. Proprio perciò, la scelta piastrelle diventa un passaggio progettuale, non un acquisto impulsivo.

Nel 2026 il mercato propone formati sempre più ampi, finiture sofisticate e trattamenti evoluti, inclusi quelli antiscivolo più gradevoli sotto i piedi e le soluzioni antibatteriche per chi desidera ambienti essenziali ma protetti. Tuttavia, più cresce l’offerta, più aumentano gli errori tipici: superfici lucide scelte per zone umide, fughe sottovalutate, spessori non adatti all’esterno, o schemi di posa che “schiacciano” ambienti piccoli. Le prossime sezioni accompagnano passo dopo passo tra criteri tecnici, gusto e applicazioni reali, così da ottenere pavimenti e rivestimenti che funzionano davvero, oltre ad apparire impeccabili.

Sommaire :

Gres porcellanato e piastrelle: caratteristiche tecniche che guidano la scelta senza errori

Il gres porcellanato nasce dalla cottura ad alte temperature di argille e minerali selezionati, con impasti pressati in modo da ridurre quasi a zero la porosità. Di conseguenza, si ottiene una piastrella che assorbe pochissima acqua e reagisce bene alle sollecitazioni quotidiane. Questo dato, spesso citato in scheda tecnica, ha effetti pratici: meno macchie, più igiene, migliore resa in ambienti umidi e anche maggiore affidabilità al gelo per gli esterni.

Inoltre, la resistenza meccanica rende questo materiale adatto a carichi importanti, come cucine con isola, librerie a parete o arredi contract. Tuttavia, “resistente” non significa “tutto va bene ovunque”. Perciò conviene leggere alcuni indicatori fondamentali, che orientano la scelta piastrelle con metodo e non per impressione.

PEI, antiscivolo, assorbimento: come leggere le schede dei materiali

La classe di usura (PEI) indica quanto una superficie sopporta il traffico e l’abrasione. Quindi, per abitazioni normali si cerca spesso un valore medio-alto, mentre per negozi, ingressi molto vissuti o spazi pubblici si sale ulteriormente. In parallelo, la classe antiscivolo (scala R) diventa decisiva dove l’acqua è frequente, come docce filo pavimento, lavanderie, spa e outdoor.

Nonostante ciò, molte persone temono che l’antiscivolo risulti “ruvido” e poco elegante. Oggi, invece, esistono finiture evolute che bilanciano grip e piacevolezza, così da evitare l’effetto carta vetrata senza rinunciare alla sicurezza. Allo stesso modo, alcune superfici integrano trattamenti antibatterici: in specifiche linee si dichiara una riduzione della carica batterica fino al 99,9%, dato utile in cucine e bagni frequentati.

Formati e spessori: continuità visiva, stabilità e resa in cantiere

Il formato cambia la percezione dello spazio. Le grandi lastre riducono le fughe e amplificano la sensazione di continuità, quindi risultano preziose in open space e ambienti stretti. Tuttavia, richiedono sottofondi molto planari e una installazione accurata, perché un piccolo dislivello può diventare evidente controluce.

Lo spessore standard per interni spesso si colloca intorno ai 9–10 mm. Per gli esterni, invece, si adottano anche lastre da 20 mm, soprattutto quando si posa a secco su supporti, su ghiaia o su piedini per pavimenti sopraelevati. Pertanto, lo spessore non è un dettaglio: definisce stabilità, portata e possibilità di ispezione degli impianti, come accade in terrazze tecniche o bordi piscina con canaline.

Tabella pratica: quale specifica considerare in base all’uso

Per semplificare la selezione, si può incrociare destinazione d’uso e requisiti. Così, il confronto diventa immediato e si riducono gli errori di abbinamento tra design e prestazioni.

Ambiente Priorità tecniche Consigli su finitura e formato
Bagno (zona doccia) Antiscivolo, bassa porosità, facilità pulizia Opaco o grip; formati medi per gestire pendenze
Cucina Resistenza a macchie e urti, pulizia rapida Satinato/opaco; grandi formati se il sottofondo è perfetto
Soggiorno Comfort visivo, stabilità, compatibilità con radiante Effetto legno o marmo; fughe ridotte per continuità
Esterni (terrazza, camminamenti) Antigelo, antiscivolo, spessore adeguato Strutturato; anche 20 mm per posa a secco o carrabile
Locali tecnici/contract Alta usura, chimici, carichi, sicurezza Gres tecnico; formati funzionali e fughe performanti

Chiariti i parametri tecnici, il passo successivo riguarda ciò che rende una superficie memorabile: l’effetto estetico e la coerenza con arredi e luce. La parte più delicata, infatti, arriva quando la tecnica incontra il gusto.

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Design del gres porcellanato: effetti, colori e abbinamenti per pavimenti e rivestimenti coerenti

Scegliere il design delle piastrelle significa dare una direzione all’intero ambiente. Perciò conviene partire da una domanda semplice: lo spazio dovrà essere avvolgente, scenografico o essenziale? La risposta orienta l’effetto, il tono cromatico e persino la dimensione delle fughe. Inoltre, la luce naturale cambia tutto: una superficie chiara vicino a una grande finestra può risultare abbagliante, mentre lo stesso colore in un corridoio può diventare la scelta migliore.

Un filo narrativo utile, in studio, è immaginare un appartamento-tipo: la famiglia Rinaldi ristruttura un trilocale anni ’70 con cucina semiaperta e un solo bagno. Desidera ordine visivo, ma anche facilità di manutenzione. Quindi si ipotizza una base neutra, poi si costruiscono accenti controllati. In questo modo, il gres diventa la “tela” che fa dialogare legni, metalli e tessili.

Effetto legno: calore visivo, zero ansie in cucina e bagno

L’effetto legno è scelto per la sua capacità di rendere accogliente anche un ambiente moderno. Inoltre, mantiene una stabilità che il legno naturale non sempre garantisce in presenza di acqua o sbalzi termici. Perciò risulta interessante in bagni contemporanei, soprattutto quando si desidera una doccia ampia e un pavimento continuo.

Un esempio concreto: in un bagno con finestra piccola, una doga effetto rovere chiaro posata a correre amplia visivamente. Tuttavia, se si usano pareti molto scure, conviene aumentare i punti luce e scegliere fughe in tinta per evitare l’effetto “griglia”. La frase chiave è questa: l’effetto legno funziona quando il progetto controlla luce e fughe, non quando si sceglie solo per moda.

Effetto marmo: eleganza, riflessi e proporzioni da rispettare

Il marmo ceramico offre venature scenografiche e una pulizia semplice, quindi si adatta a bagni di rappresentanza e zone giorno luminose. Tuttavia, la resa cambia molto tra finitura lucida e opaca. La lucida amplifica la luce e comunica prestigio, mentre l’opaca appare più attuale e “soft”, inoltre nasconde meglio aloni e impronte.

Nel progetto dei Rinaldi, un rivestimento effetto marmo chiaro a tutta altezza dietro il lavabo crea un fondale ordinato. Per evitare eccessi, il pavimento resta neutro e materico. Così si ottiene un punto focale, senza trasformare tutto in una sala da hotel. L’insight finale: il marmo funziona quando si usa come accento misurato e non come total look indiscriminato.

Effetto pietra, cemento e resina: naturalezza o minimal, senza perdere comfort

L’effetto pietra comunica solidità e si presta anche a terrazze e bordi piscina, soprattutto in versioni antiscivolo. Di conseguenza, risulta perfetto quando si desidera un passaggio fluido tra interno ed esterno. Al contrario, cemento e resina parlano un linguaggio urbano, pulito e contemporaneo. Inoltre, diventano un ottimo sfondo per arredi colorati o per cucine in metallo e vetro.

Serve però una cautela: i grigi freddi possono rendere “dura” l’atmosfera se non si bilanciano con tessili caldi e legno. Quindi conviene inserire una palette: beige caldi, tortora, greige o grigi pietra. La coerenza cromatica, infatti, vale più del singolo campione visto in showroom.

La moodboard come strumento di scelta: un metodo semplice ma professionale

Per evitare ripensamenti, si costruisce una moodboard con campioni di materiali, colori parete, tessuti e finiture metalliche. Così si verifica subito se un effetto legno “litiga” con un rovere del mobile, oppure se un marmo ha venature troppo vicine al disegno del top cucina. Inoltre, la moodboard aiuta a parlare con il posatore e con il rivenditore, perché riduce le ambiguità.

A questo punto il discorso passa dal “cosa” al “dove”: la destinazione d’uso cambia le regole e spesso impone priorità diverse. Proprio perciò, la prossima sezione entra nelle applicazioni, ambiente per ambiente, con esempi di scelte sensate.

Per vedere esempi e confronti di resa tra effetti e finiture, può essere utile osservare casi reali e dettagli in video, soprattutto quando si valutano fughe e riflessi.

Pavimenti e rivestimenti in gres porcellanato per ogni ambiente: interno, esterno e spazi tecnici

La forza del gres porcellanato sta nella versatilità, tuttavia ogni ambiente presenta criticità specifiche. Quindi la selezione cambia tra un bagno con doccia a pavimento, una cucina ad alto utilizzo, un soggiorno con riscaldamento radiante, oppure una terrazza esposta a pioggia e gelo. La regola è chiara: prima si definiscono prestazioni e sicurezza, poi si raffina l’estetica.

Nel racconto dei Rinaldi, la priorità è una casa facile da gestire. Inoltre, si desidera limitare i cambi di materiale, così da ottenere continuità e ridurre stacchi visivi. Questa strategia funziona spesso, purché si modulino finiture e antiscivolo dove serve. La coerenza, infatti, non significa uniformità cieca.

Bagno: sicurezza, igiene e continuità tra pavimento e pareti

In bagno, l’acqua mette alla prova molti materiali, mentre il gres resta stabile e non assorbe. Di conseguenza, si presta sia per pavimenti sia per rivestimenti verticali. Inoltre, usare lo stesso effetto su pavimento e parete può creare un “guscio” continuo, molto contemporaneo, soprattutto con formati grandi e fughe in tinta.

Nella zona doccia, però, conta la presa. Quindi si preferisce un antiscivolo adeguato oppure un formato più gestibile per realizzare pendenze senza tagli eccessivi. Un esempio pratico: in una doccia walk-in, un mosaico coordinato o un piccolo formato nella sola area bagnata migliora il grip e valorizza lo scarico lineare. L’insight: la doccia non chiede solo bellezza, chiede controllo dell’acqua.

Cucina: macchie, urti e pulizia rapida senza stress

In cucina, la superficie deve tollerare cadute di utensili, schizzi di olio e pulizie frequenti. Perciò si cercano finiture che non evidenzino ogni alone, spesso opache o satinate. Inoltre, il gres funziona bene anche come alzatina (backsplash), perché si pulisce con detergenti neutri e non teme vapore.

Per i Rinaldi, una soluzione equilibrata prevede pavimento effetto resina greige e alzatina coordinata, mentre il top resta in materiale tecnico a contrasto. Così la cucina appare ordinata e moderna, ma non “fredda”. La frase chiave: la cucina premia superfici sobrie, perché il vero protagonista è l’uso quotidiano.

Soggiorno e camere: comfort visivo e compatibilità con riscaldamento a pavimento

Negli spazi di relax, la scelta tende al calore. Quindi l’effetto legno resta un classico, soprattutto in tonalità naturali e con leggere variazioni cromatiche. Inoltre, il gres lavora bene con il riscaldamento radiante, perché conduce il calore e lo distribuisce in modo uniforme. Di conseguenza, il comfort aumenta e si può ridurre la dipendenza da radiatori a vista.

Tuttavia, serve attenzione al riverbero acustico, perché superfici dure possono aumentare l’eco. Perciò si bilancia con tappeti, tende e divani in tessuti pieni. La scelta delle piastrelle, dunque, dialoga con il progetto tessile, non vive da sola.

Esterni: spessore, antiscivolo e posa a secco per terrazze e giardini

All’esterno contano antigelo, antiscivolo e stabilità. Quindi si selezionano prodotti specifici e si valuta lo spessore. Le lastre da 20 mm consentono posa su ghiaia, sabbia o piedini, soluzione utile quando si devono ispezionare guaine e impianti. Inoltre, questa posa accelera interventi futuri e riduce demolizioni.

Un caso tipico: una terrazza condominiale dove si vogliono evitare lavori invasivi. Qui la posa sopraelevata permette di regolare le quote e creare passaggi per cavi e scarichi. Tuttavia, si deve progettare bene il drenaggio. L’insight: l’outdoor non perdona approssimazioni, quindi la tecnica viene prima dell’effetto estetico.

Locali tecnici e spazi commerciali: quando serve il gres ad alte prestazioni

In spazi ad alto traffico, come ingressi di uffici, negozi o aree comuni, si richiedono superfici che resistano ad abrasione e pulizie aggressive. Perciò si valuta il gres tecnico e si controlla la compatibilità con detergenti e sostanze chimiche. Inoltre, in ambienti produttivi si guarda anche alla variazione termica, perché alcune zone possono scaldarsi o raffreddarsi rapidamente.

Chiudere questa panoramica con un punto fermo aiuta: scegliere per ambiente significa ridurre manutenzioni future e interventi correttivi. A seguire, infatti, arriva il capitolo che più incide sul risultato finale: la installazione, spesso sottovalutata ma decisiva.

Un approfondimento video sulla differenza tra soluzioni indoor e outdoor, con esempi di finiture e spessori, aiuta a visualizzare ciò che in showroom non sempre si percepisce.

Installazione delle piastrelle in gres porcellanato: posa, fughe e dettagli che fanno la differenza

Anche il miglior gres porcellanato può perdere valore se la installazione è imprecisa. Perciò la posa va trattata come una fase progettuale, non come un costo da comprimere. Inoltre, le piastrelle di grande formato richiedono attrezzature, adesivi corretti e soprattutto mano esperta. La differenza si vede nei bordi, nelle fughe, nelle soglie e nella planarità controluce.

La storia dei Rinaldi offre un esempio utile: avevano scelto lastre 60×120 per la zona giorno. Tuttavia, il sottofondo presentava leggere ondulazioni. Quindi il capitolato ha previsto una rasatura autolivellante e un controllo con staggia prima di incollare. Il risultato è una superficie continua e “tesa”, senza l’effetto a onde che spesso rovina i grandi formati.

Preparazione del supporto: la fase invisibile che decide tutto

Il supporto deve essere stabile, pulito, asciutto e planare. Quindi si verificano umidità residua, crepe e compattezza. Inoltre, in ristrutturazione si controlla l’adesione di vecchie colle se si valuta la posa su pavimento esistente. Nonostante la tentazione di accelerare, i tempi di asciugatura vanno rispettati, perché la fretta crea distacchi e fessurazioni.

In presenza di riscaldamento a pavimento, si eseguono cicli di accensione e spegnimento secondo indicazioni impiantistiche. Così si stabilizza il massetto prima di posare. L’insight è netto: ciò che non si vede oggi diventa il problema di domani, quindi la preparazione non è negoziabile.

Scelta di colla e stucco: compatibilità, elasticità e colore

Adesivi e stucchi devono essere idonei al gres, che ha bassa assorbenza. Quindi si usano prodotti specifici, spesso migliorati e deformabili, soprattutto su grandi formati o supporti critici. Inoltre, lo stucco influisce sull’estetica: una fuga in tinta riduce la frammentazione, mentre una fuga a contrasto crea un ritmo grafico deciso.

In cucina e bagno si preferiscono stucchi resistenti a macchie e muffe, così la manutenzione quotidiana resta semplice. Tuttavia, lo stucco “miracoloso” non esiste: serve anche una pulizia corretta di fine cantiere, perché residui cementizi possono opacizzare la superficie. La frase chiave: la fuga è un dettaglio tecnico e visivo, quindi va progettata.

Schemi di posa e tagli: come influenzano lo spazio

Lo schema a correre, a spina, ortogonale o modulare cambia la percezione degli ambienti. Quindi si decide in funzione di geometria, luce e arredi. Ad esempio, una posa a correre con doghe effetto legno può allungare visivamente un corridoio, mentre una posa ortogonale su grandi formati accentua l’ordine in un open space.

I tagli perimetrali contano quanto il campo pieno. Perciò si studia la centratura, così da evitare “striscioline” in vista vicino alle porte. Inoltre, si definiscono giunti di dilatazione e profili di finitura, soprattutto tra ambienti diversi o in presenza di grandi superfici. L’insight: una posa ben disegnata si nota poco, e proprio per questo appare di livello.

Checklist operativa per un cantiere più sereno

Una lista chiara aiuta a coordinare rivenditore, posatore e direzione lavori. Così si riducono equivoci e sorprese economiche.

  • Verificare planarità e umidità del supporto prima della consegna delle piastrelle.
  • Confermare formato, verso di posa e centratura con un disegno quotato.
  • Selezionare adesivo e stucco compatibili con gres porcellanato e ambiente d’uso.
  • Stabilire larghezza fuga e colore, quindi provare un campione in opera.
  • Programmare pulizia di fine cantiere e protezioni durante i lavori successivi.

Quando la posa è impostata correttamente, la gestione nel tempo diventa semplice. Perciò, la sezione successiva affronta la manutenzione in modo concreto, distinguendo pulizia ordinaria, straordinaria e attenzioni per esterni.

Manutenzione e sostenibilità: come mantenere pavimenti e rivestimenti belli, igienici e responsabili

La manutenzione del gres porcellanato è spesso uno dei motivi principali della scelta, perché non richiede trattamenti periodici come oliature o cere. Tuttavia, “facile” non significa “senza regole”. Quindi conviene distinguere tra pulizia di cantiere, gestione quotidiana e interventi mirati su fughe o superfici strutturate. Inoltre, il tema della sostenibilità entra sempre più nelle decisioni, perché le persone chiedono prodotti durevoli e processi più responsabili.

Nel caso dei Rinaldi, la priorità è un pavimento che resti ordinato nonostante un cane e due bambini. Perciò si adotta una routine semplice e realistica, senza rituali complessi. Questa impostazione, infatti, è quella che dura nel tempo.

Pulizia di fine cantiere: il passaggio che evita aloni e opacità

Dopo la posa, restano spesso residui di stucco e polveri sottili. Quindi si esegue una pulizia di fine cantiere con prodotti idonei, seguendo le indicazioni del produttore. Nonostante la tentazione di usare “qualcosa di forte”, è meglio evitare acidi o abrasivi non controllati, perché possono intaccare fughe o finiture delicate.

Una buona pratica consiste nel fare una prova in un angolo poco visibile. Inoltre, l’uso di panni in microfibra e acqua pulita, con cambi frequenti, migliora molto il risultato. L’insight: molte “piastrelle che sembrano opache” in realtà sono solo sporche da cantiere.

Pulizia ordinaria: detergenti neutri, pochi gesti e costanza

Per la gestione quotidiana bastano detergenti neutri e ben diluiti. Quindi si evita di lasciare film saponosi, che attirano sporco e rendono la superficie più difficile da gestire. Inoltre, su finiture lucide si asciuga meglio per prevenire segni di calcare, soprattutto in zone con acqua dura.

In cucina, in caso di macchie, conviene intervenire subito con un panno umido e un detergente delicato. Così si riduce la probabilità di aloni, anche se il gres è poco assorbente. La frase chiave: la costanza vale più della forza del prodotto.

Fughe e zone critiche: prevenzione e piccoli interventi intelligenti

Le fughe possono cambiare aspetto prima delle piastrelle, soprattutto in doccia o vicino ai fornelli. Perciò si scelgono stucchi performanti e si arieggiano bene i locali umidi. Inoltre, un tergivetro in doccia riduce depositi di calcare e mantiene più pulite anche le giunzioni.

Quando serve, si può usare un pulitore specifico per fughe, sempre compatibile con la superficie. Tuttavia, è preferibile non improvvisare con candeggina pura o spugne abrasive. L’insight: la fuga curata mantiene giovane l’intero rivestimento, quindi merita attenzione mirata.

Esterni: muschi, smog e gestione stagionale

All’esterno, sporco organico e smog possono depositarsi. Quindi si programma una pulizia stagionale, soprattutto dopo l’inverno o dopo periodi piovosi. Inoltre, nelle zone ombreggiate può comparire muschio: rimuoverlo presto riduce scivolosità e macchie.

In terrazze con posa sopraelevata, la manutenzione include anche il controllo dei punti di drenaggio. Così si evitano ristagni che, nel tempo, possono creare odori o infiltrazioni. La frase chiave: l’outdoor resta bello se si pensa anche all’acqua, non solo alla superficie.

Sostenibilità e Made in Italy: durata, riciclato e scelte più consapevoli

La sostenibilità, oggi, si misura anche in anni di utilizzo. Un materiale durevole riduce sostituzioni e rifiuti, quindi ha un valore ambientale concreto. Inoltre, diversi produttori italiani integrano quote di materiale riciclato nei cicli produttivi e lavorano su efficienza energetica e recupero degli scarti. Di conseguenza, la scelta non riguarda solo l’estetica, ma anche la filiera e le certificazioni disponibili.

Il distretto ceramico italiano resta un riferimento per controllo qualità e ricerca. Perciò, quando si valutano preventivi, conviene chiedere schede tecniche, dichiarazioni ambientali e indicazioni di posa. L’insight finale: una superficie sostenibile è quella che dura, si mantiene con semplicità e nasce da processi trasparenti.

Qual è la differenza tra gres porcellanato smaltato e naturale?

Lo smaltato ha uno strato superficiale decorativo che amplia colori e grafiche, quindi risulta molto versatile per interni. Il naturale non ha smalto e mantiene una superficie più materica e spesso più adatta dove serve maggiore grip, perciò è frequente in esterni o zone umide. In entrambi i casi contano scheda tecnica, finitura e destinazione d’uso.

Meglio gres lucido o opaco per la casa?

Dipende dall’ambiente e dalla luce. Il lucido aumenta riflessi e luminosità, quindi valorizza spazi rappresentativi, tuttavia mostra più facilmente impronte e aloni. L’opaco appare più naturale e gestibile nella pulizia quotidiana, perciò è spesso preferito in cucine, corridoi e bagni; la scelta migliore nasce dall’equilibrio tra resa estetica e manutenzione.

Che spessore scegliere per un pavimento esterno?

Per una posa tradizionale incollata si possono usare spessori standard se il prodotto è certificato per esterno. Se invece si desidera posa a secco su ghiaia o su piedini, allora si impiegano spesso lastre da 20 mm, perché garantiscono stabilità e portata. Inoltre, in aree carrabili o molto sollecitate lo spessore maggiorato diventa un vantaggio concreto.

È possibile usare le stesse piastrelle per pavimenti e rivestimenti?

Sì, e spesso si ottiene una continuità molto elegante. Tuttavia, si deve verificare che la finitura scelta sia adatta al calpestio e al livello di scivolosità richiesto, soprattutto in doccia o all’esterno. Quindi si può mantenere lo stesso effetto estetico, modulando eventualmente finiture o formati nelle zone più critiche.

Quali sono gli errori più comuni nella scelta piastrelle in gres porcellanato?

Tra gli errori tipici: ignorare antiscivolo e classe di usura, scegliere grandi formati senza controllare la planarità del sottofondo, sottovalutare la fuga (colore e larghezza), e non prevedere una corretta pulizia di fine cantiere. Inoltre, trascurare il contesto di luce porta spesso a colori percepiti diversamente una volta posati.

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